Jung-Tim-Gidal-(C)Il fatto che, a più di mezzo secolo dalla sua scomparsa, Jung sia ancora in corso di pubblicazione non può essere considerato un semplice “evento bibliografico”. Potremmo dire che Jung, in un certo senso, continua a parlarci “al presente”. Due dati si impongono così all’evidenza: da un lato, la grande articolazione e complessità del pensiero junghiano e la assoluta originalità della sua psicologia; dall’altro, la significativa capacità di lettura e interpretazione, se non di visione e anticipazione, della nostra contemporaneità. Per queste ragioni, l’etichetta “Psicologia Analitica”, che contraddistingue il pensiero di Jung, costituisce oggi un campo di teorie e di pratiche particolarmente ricco e innovativo, nei suoi molteplici intrecci: teoria e clinica, individualità e collettività, parola e simbolo, pensiero e immaginazione, veglia e sogno. In altri termini, la psicoterapia ispirata al pensiero junghiano si configura, oggi, come un ambito di lavoro in piena sintonia con i tempi, tanto rigoroso e approfondito nel rispetto del setting duale classico quanto capace di rispondere alle richieste di cura imposte dalle evoluzioni della clinica, dalle nuove forme della sofferenza, dai differenti contesti di cura, dalle più recenti metodologie diagnostiche e delle diverse opportunità di applicazione professionale in ambito clinico, di counselling e di formazione.

La psicoterapia, per come oggi è conosciuta e praticata, ha sviluppato il proprio corpus teorico perlopiù nel corso del ventesimo secolo, ovvero in un periodo storico caratterizzato da profonde trasformazioni sul piano culturale, sociale, scientifico, economico, politico e antropologico. Oggi, lo psicoterapeuta si trova a misurarsi con un universo culturale ulteriormente mutato e in costante cambiamento, che pone al professionista sfide cliniche inedite:

  • le trasformazioni culturali della contemporaneità mettono infatti lo psicoterapeuta a confronto con nuove problematiche cliniche, tra cui le criticità del comportamento alimentare, le dipendenze patologiche (da sostanze, da gioco d’azzardo, da internet e dalle nuove tecnologie), i disturbi di personalità, la co-morbilità e le espressioni del disagio adolescenziale;
  • una società segnata da flussi migratori e dall’onda mediatica della globalizzazione, inoltre, impone di ridefinire l’idea della psicoterapia in una prospettiva interculturale, nella quale ogni discorso sull’identità non può prescindere dall’incontro di una pluralità di concezioni di sé, dell’esistenza, delle relazioni, della psicopatologia e, allo stesso tempo, della cura;
  • l’era digitale, in particolare, sta operando profondi cambiamenti individuali, sociali e culturali: gli algoritmi regolano la nostra vita in modo sempre più sofisticato, mentre i computer hanno raggiunto un tale livello di coscienza che, si potrebbe dire, l’intelligenza artificiale ha iniziato a pensare e sognare per noi; con l’avvento delle tecnologie di quinta generazione (5G), uomo e intelligenza artificiale daranno vita una realtà ibrida ancora difficilmente immaginabile. Assistiamo così a trasformazioni identitarie risultanti da una soggettività sempre più interconnessa con il digitale e alla comparsa di nuove criticità psicologiche – dalla internet addiction all’isolamento digitale – indotte proprio da quegli stessi strumenti che promettono di ottimizzare le nostre vite;
  • i confini della pratica terapeutica, ancora, non sono più da ricondursi esclusivamente al tradizionale setting dello studio professionale, ma si ampliano ai territori e alle comunità di appartenenza di chiunque ne sia coinvolto: le competenze psicoterapeutiche, per esempio, sono spesso richieste per interventi che non sono clinici in senso stretto, ma che si collocano negli orizzonti della formazione, del counseling, della prevenzione e, più in generale, dello sviluppo personale; la psicoterapia è ormai diffusamente richiesta e praticata in ambito istituzionale, anche all’interno di programmi di trattamento multimodale; vi è inoltre una domanda crescente di terapie online, che pone inedite questioni tecniche e deontologiche;
  • la psicoterapia si trova così a operare sempre più frequentemente in situazioni di gruppo, guardando al sociale come dimensione fondamentale dell’esperienza individuale e ripensando la soggettività in una cornice intersoggettiva;
  • la parola, spesso, non esaurisce l’orizzonte dell’intervento terapeutico e del cambiamento personale: le nuove patologie e tipologie di utenti hanno infatti introdotto una crescente attenzione alla corporeità e ai suoi linguaggi; la psicoterapia si trova quindi a valorizzare l’interezza corporea, psichica e relazionale della persona, e in particolare la dimensione senso-motoria come base dei processi di costruzione del “simbolico”;
  • infine, la ricerca scientifica ha portato a importanti acquisizioni in molteplici campi disciplinari, affini e contigui, come le neuroscienze, di cui occorre necessariamente tenere conto, in una prospettiva di interdisciplinarietà e di integrazione di saperi e conoscenze.

Al di là del progressivo “adattamento” dei modelli tradizionali di psicoterapia al mutamento della domanda e dei contesti operativi, la proposta formativa della Scuola, articolata nelle attività previste dell’Ordinamento didattico approvato ministerialmente, prevede:

  • una stretta ed esplicita interconnessione tra gli insegnamenti teorici clinici e non clinici, la formazione professionalizzante alla psicoterapia e il tirocinio in struttura pubblica o privata convenzionata;
  • la promozione del potenziale formativo del gruppo, attraverso una metodologia didattica coinvolgente e interattiva;
  • una formazione professionalizzante al setting psicoterapeutico di orientamento analitico sia individuale sia di gruppo;
  • la costante supervisione di casi clinici seguiti in tirocinio in setting sia individuale sia di gruppo;
  • l’offerta di lezioni teoriche specifiche per ogni annualità e di seminari teorico-clinici condivisi dagli Allievi dei quattro anni, valorizzando le dimensioni dell’interscambio generazionale e del gruppo allargato;
  • un costante dialogo tra il modello di formazione “ortodosso” junghiano e i più recenti sviluppi della psicoterapia analitica e, in generale, psicodinamica (intersoggettività, infant research, neuroscienze);
  • il confronto con studiosi di provenienza nazionale e internazionale, sia attraverso il coinvolgimento di Docenti esteri nell’ambito dei programmi formativi svolti in sede sia attraverso l’incentivo all’adesione a iniziative congressuali extra-muros, in Italia e all’estero;
  • il supporto nell’applicazione del lavoro psicoterapeutico nei contesti clinici emergenti (cure primarie, telepsicologia), in collaborazione con il settore pubblico;
  • la partecipazione a progetti di ricerca, programmi editoriali e reti professionali, in un’ottica sia di crescita culturale sia di sostegno all’avvio della propria professione psicoterapeutica.
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