Gian Piero Quaglino | L’ironia è una cosa seria | Polo Formativo Universitario “Officina H Olivetti”, Ivrea | Domenica 27 settembre 2026, ore 09:00-17:30
Ci vuole ironia per alleggerire, sdrammatizzare, non prendere troppo sul serio le cose, ma soprattutto se stessi. Ironia e autoironia sono indispensabili per allentare i nodi della vita senza perdere l’entusiasmo, il coraggio, la positività, la voglia di fare. Un seminario di una giornata per alimentare la capacità di fare dell’ironia una risorsa preziosa per sé e per gli altri.
IPAP-IroniaL’ironia è una cosa seria. In primo luogo, l’ironia non è solo un artificio retorico, uno stratagemma dell’arte oratoria: è una modalità di omunicazione finalizzata ad ottenere attenzione e concentrazione, ad evitare la distrazione se non la noia. In secondo luogo, l’ironia è una modalità di conoscenza fin dai tempi antichi della maieutica socratica, un modo di suscitare apprendimento vincendo l’inerzia e la rigidità di ogni “pensiero preordinato”. In terzo luogo, l’ironia è una risorsa di relazione, per arricchire il dialogo e dare forza al legame suscitando sentimenti di vicinanza e di rispecchiamento. Inoltre, si potrebbe dire che da un lato l’ironia è un elemento chiave di ciò che oggi definiamo come empatia, e dall’altro un carattere indispensabile di ciò che oggi chiediamo, ad esempio, alla leadership. Per molti aspetti, tra ironia e semplicità il passo è breve. Anche l’ironia che procede per invenzioni linguistiche, per intuizioni o addirittura per paradossi, è un punto di arrivo e non di partenza nell’esercizio del saper essere semplici, diretti, convincenti e inventivi, evitando le ridondanze del linguaggio, i tecnicismi e le espressioni “articolate e complesse”. Nella sua forma autentica, certamente, l’ironia si può spingere sino ai confini dell’umorismo, ma va comunque distinta con chiarezza dalla comicità. L’ironia ha a che fare con il sorriso più che con il riso e, ovviamente, non ha nulla a che vedere con il sarcasmo, con la derisione. L’ironia va dunque pensata come disciplina della leggerezza (in parallelo alla sottrazione della semplicità), per ricordare la lezione di Italo Calvino. E così l’ironia finisce con l’assumere un’intonazione di valore, una connotazione etica, in particolare nella forma dell’autoironia.