Attività didattica: Attività formative pratiche – Carl Gustav Jung: la vita e l’opera
Tipologia: cod. MIUR D.1: Attività formative pratiche (esercitazioni)
Ore: 16 / anno
Anno: I
Docenti: Riccardo Bernardini [riccardo.bernardini@ipap-jung.eu], Martino Lioy [martino.lioy@ipap-jung.eu]
Responsabile di Area: Gian Piero Quaglino [gianpiero.quaglino@ipap-jung.eu]
Programma dell’insegnamento

Il caso di Carl Gustav Jung (1875-1961), rispetto agli altri grandi intellettuali del ‘900 di cui tutto, o quasi tutto, si conosce, è più unico che raro. È un caso raro nella capacità di offrirci materiali di studio ancora tutti da scoprire, conoscere e approfondire: la ricerca storica ha infatti contribuito, negli ultimi decenni in particolare, a recuperare una parte importante del lascito junghiano portando alla pubblicazione significativi testi ancora inediti, legati all’ampia attività seminariale e all’ingente documentazione epistolare; si è inoltre in attesa di ulteriori inediti e, probabilmente, di una nuova e più completa edizione di tutte le sue opere. Ed è un caso unico nella possibilità di farci ripensare in misura significativa, grazie a questi stessi materiali, la sua opera: il riferimento è, naturalmente, al Liber novus, atteso da lunghissimo tempo e da pochi anni finalmente disponibile, e all’ulteriore documentazione privata o clinica tuttora in corso di pubblicazione. Del resto, era stato proprio Jung, quasi anticipando questo interesse ancora così vivo per la sua opera a oltre cinquant’anni dalla sua morte, a riconoscere: “Per quanto mi riguarda, mi sono rassegnato a essere postumo”. Su tali basi, gettare uno sguardo retrospettivo all’intreccio fra la vita e l’opera di Jung risulta necessario per coglierne a fondo l’essenza vitale e soprattutto per rintracciarne la valenza simbolica, quell’eccedenza di significato ancora vibrante nelle pieghe di tale intreccio. Se è vero, come ha scritto Barbara Hannah, che “Jung era la sua propria psicologia”, allora l’analisi del suo pensiero non potrà prescindere da una riflessione sempre rinnovata sulla vita da cui questo è germogliato. A più riprese, Jung presenta la sua vita come la storia di una “autorealizzazione dell’inconscio” e come tentativo di risposta a quesiti non solo individuali, ma anche archetipici, transpersonali. Nel porci di fronte a quell’interrogativo fondamentale, se l’uomo sia o meno correlato a qualcosa di infinito, ci pone di fronte alla questione del senso in tutta la sua trascendenza. Lo studio biografico diventa allora occasione d’esame dell’incontro fra individuale e universale, fra uomo ed esistenza, permettendoci simultaneamente di esplorare quelle che sono state le risposte di uno dei maggiori pensatori del XX secolo, ma soprattutto di ricostruire e ravvivare i processi di formulazione di domande che noi stessi non possiamo eludere.

Obiettivi dell’apprendimento

Il corso, destinato agli Allievi e Allieve del primo anno di studi, intende offrire una introduzione storico-biografica alla figura di Carl Gustav Jung, mettendo in luce la significatività di alcuni passaggi esistenziali, oltre che di alcuni incontri cruciali, con la graduale formulazione del suo pensiero scientifico e la redazione dei suoi scritti più rilevanti. Ripercorrendo in ordine cronologico la parabola di vita dell’autore, il corso si propone inoltre di promuovere un pensiero complesso e molteplice su di essa, di volta in volta mettendo in tensione prospettive differenti: lo sguardo retrospettivo dell’autore stesso su di sé, il ritratto che altri ne forniscono, l’immagine che possiamo implicitamente ricavarne dalle opere e ancora il modo in cui questi vertici riverberano nella nostra attualità, fungendo da attivatori simbolici di processi di là da venire.

 

Attività didattica: Attività formative pratiche – La psiche infantile nella prospettiva junghiana
Tipologia: cod. MIUR D.1: Attività formative pratiche (esercitazioni)
Ore: 16 / anno
Anno: II
Docente: Wilma Bosio [wilma.bosioblotto@ipap-jung.eu]
Responsabile di Area: Gian Piero Quaglino [gianpiero.quaglino@ipap-jung.eu]
Programma dell’insegnamento

Partendo dai primi capitoli di Ricordi, sogni, riflessioni (1961) di C.G. Jung, il corso tende a mettere in evidenza lo stretto rapporto tra le prime esperienze infantili e preadolescenziali di Jung e le osservazioni e presenti nella sua opera tra il 1909 e il 1910. In particolare, gli scritti di questi anni sono di importanza fondamentale per lo sviluppo e la traiettoria del suo pensiero e hanno nutrito, grazie a intuizioni preziose, la clinica dell’età evolutiva junghiana negli anni successivi. Da “I conflitti dell’anima infantile” (1909) e “L’importanza del padre nel destino dell’individuo”(1909-1949) al “Saggio di esposizione della teoria psicoanalitica” cominciano a delinearsi i fondamenti del pensiero junghiano. Accanto all’osservazione nel bambino della tendenza a superare il “realismo” con una interpretazione simbolica, troviamo la critica della concezione freudiana della sessualità infantile e una nuova lettura del complesso edipico. Inoltre, sullo sfondo di una ricerca che porterà all’idea dell’esistenza di un “inconscio collettivo”, vengono poste le basi per una nuova concezione della libido, del significato simbolico dell’incesto e del valore anche finalistico dei fantasmi regressivi. Di grande rilievo la sua attenzione alla modulazione dei toni nelle domande del bambino e la grande sensibilità verso l’espressione delle emozioni e del loro significato relazionale. Sullo sfondo, il bambino e la sua eredità psichica millenaria, il suo patrimonio archetipico, attivato dall’incontro con i genitori, le loro mancanze, i pezzi non vissuti delle loro vite. Fondamentale infine la messa a fuoco della potenzialità auto-guaritrice della psiche, capace di neutralizzare glia spetti negativi della regressione , se sostenuta da una rinnovata fiducia del paziente, che ha sollecitato un approccio clinico “nuovo” e confermato da tempo, nella diffusa tendenza a sfruttare al meglio le potenzialità creative presenti in ogni bambino, pur nella continua interazione e attenzione gli aspetti frenanti ed interferenti del controtransfert del terapeuta.

Obiettivi dell’apprendimento

Il corso, destinato agli Allievi e Allieve del secondo anno di studi e a carattere eminentemente laboratoriale, intende offrire una introduzione teorico-clinica alle considerazioni di Carl Gustav Jung relativamente alla peculiarità della psiche infantile, proponendosi come un modulo didattico propedeutico ai contenuti formativi dedicati alla Psicologia Analitica dell’età evolutiva che saranno al centro del successivo anno di studi nell’ambito del cursus studiorum quadriennale.

 

Attività didattica: Attività formative pratiche – Il processo d’individuazione
Tipologia: cod. MIUR D.1: Attività formative pratiche (esercitazioni)
Ore: 16 / anno
Anno: III
Docente: Alberto Favole [alberto.favole@ipap-jung.eu]
Responsabile di Area: Gian Piero Quaglino [gianpiero.quaglino@ipap-jung.eu]
Programma dell’insegnamento

Il corso intende concentrarsi sul concetto di processo d’individuazione, un vero e proprio cardine nella Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung. Murray Stein commenta: “Il tema dell’individuazione è un leit-motiv che risuona senza interruzione negli scritti di Jung, dall’epoca della rottura con Freud e la psicoanalisi fino alla morte. Tutto sommato, è forse la sua idea psicologica più importante, una sorta di spina dorsale per il resto del corpus dei suoi scritti” (M. Stein, 2009, p. 293). Di seguito alcune frasi tratte dalle Opere di Jung: “L’individuazione, il divenire Sé […] è il problema della vita in generale” (C.G. Jung, 1944, p. 126); “Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sé” (C.G. Jung, 1928, p. 173); “L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. L’individuazione è quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale. La necessità dell’individuazione è una necessità naturale, in quanto che impedire l’individuazione, mercé il tentativo di stabilire delle norme ispirate prevalentemente o addirittura esclusivamente a criteri collettivi, significa pregiudicare l’attività vitale dell’individuo” (C.G. Jung, 1921, p. 462).Di  certo non si tratta di un compito che possa prescindere dalla vita ordinaria, scandita da vicende quotidiane e aspetti consueti, e neppure di un compito che possa prescindere da una certa quota di sofferenza. Ancora Jung: “L’individuazione non può essere in alcun caso l’unico obiettivo dell’educazione psicologica. Prima di potersi proporre come scopo l’individuazione, occorre raggiungere la meta educativa dell’adattamento al minimo di norme collettive necessario per l’esistenza: una pianta che debba essere portata alla massima possibile fioritura delle sue peculiarità deve anzitutto poter crescere nel terreno in cui è piantata” (C.G. Jung, 1921, p. 463); e in un altro saggio: “In quanto l’individuazione rappresenta un compito eroico o tragico, cioè gravissimo, essa comporta patimenti, una passione dell’Io, cioè dell’uomo empirico, comune, qual è stato finora, cui accade di essere accolto in una più vasta sfera e di spogliarsi di quella sua ostinatezza che si crede libera. Egli, per così dire, patisce violenza dal Sé” (C.G. Jung, 1942/1948, p. 156). Per Jung l’individuazione è un processo illimitato, inesauribile, spiraliforme, che si dispiega nel tempo. Non è uno stato o un approdo definitivo. È una necessità naturale. È tendenza verso il compimento di sé. È disposizione della psiche all’unità. È il continuo scomporsi e ricomporsi di nuovi equilibri. È un percorso di relativizzazione dell’Io, delle sue certezze, dell’univocità della ragione. È la difficile ma generativa occasione per far convivere posizioni, propensioni e valori contrastanti. È il tentativo di lasciar coesistere gli opposti, di tenerli in tensione creativa. È movimento sottrattivo dalle identificazioni totalizzanti con oggetti del mondo esterno o interno. L’individuazione non è individualismo. Non è egocentrismo, solipsismo, autoreferenzialità, sopravvalutazione del proprio Io e delle relative categorie. Non è indifferenza verso ciò in cui siamo immersi e che ci circonda. Non è rifiuto dell’altro, dentro e fuori. Con le parole di Jung: “Individuandosi, l’uomo non diventa ‘egoista’ nel senso usuale della parola, ma si conforma unicamente a una sua peculiarità […]. L’individuazione non ha altro scopo che liberare il Sé, per un lato dai falsi involucri della Persona, per l’altro dal potere suggestivo delle immagini inconsce” (C.G. Jung, 1928, p. 174). E poi, sempre sul punto: “Per il fatto stesso che l’individuo non è soltanto un essere singolo, ma presuppone anche dei rapporti collettivi per poter esistere, il processo di individuazione non porta all’isolamento, bensì a una coesione collettiva più intensa e più generale” (C.G. Jung, 1921, pp. 462-463); “Continuo a vedere […] – specifica Jung – che il processo d’individuazione è confuso con il divenire cosciente dell’Io, e quindi l’Io viene identificato col Sé, con l’ovvia conseguenza di un’irrimediabile confusione. Perché in tal modo l’individuazione diventa semplice egocentrismo e autoerotismo. Invece il Sé racchiude in sé infinitamente di più che un Io soltanto, come dimostra da tempo immemorabile la simbologia: esso è l’altro o gli altri esattamente come l’Io. L’individuazione non esclude ma include il mondo” (C.G. Jung, 1947/1954, p. 243). Per ricapitolare con il Dizionario junghiano di Paolo Francesco Pieri: “Attraverso la dottrina dell’individuazione vengono fondamentalmente attribuiti alla psiche i seguenti criteri: 1) il carattere della possibilità sul piano delle significazioni, che si intreccia con quello della necessità sul piano biologico; 2) il carattere dell’eccezionalità sul piano normativo, che va tenuto distinto da quello dell’elitarismo; 3) il carattere dell’individualità e della collettività, e non già quelli dell’individualismo e del collettivismo; 4) il carattere della creatività, che è insieme evolutivo e involutivo (oppure costruttivo e distruttivo)” (P.F. Pieri, 1998, p. 212). Naturalmente, trattare il tema dell’individuazione significa confrontarsi con alcuni principi che nella prospettiva junghiana compenetrano il funzionamento della psiche: autoregolazione, compensazione e finalismo. Anche in questo caso ne troviamo testimonianza in molti passaggi delle Opere: “I processi inconsci stanno in relazione compensatrice con la coscienza. Dico a bella posta compensatrice e non contrastante, perché coscienza e inconscio non sono di necessità in contrasto tra loro, ma s’integrano vicendevolmente formando un tutto, il Sé […]. I processi inconsci che compensano l’Io cosciente contengono tutti quegli elementi che sono necessari all’autoregolazione della psiche complessiva” (C.G. Jung, 1928, pp. 176-177); “La psiche non va solo intesa causalmente, ma esige anche d’essere considerata finalisticamente” (C.G. Jung, 1916/1948, p. 265). Parlare di individuazione vuol dire porre in evidenza la dialettica tra l’Io e le varie dimensioni archetipiche che lo interrogano: Persona, Ombra, Anima e Sé, per fare solo cenni minimi. Secondo Jung, in particolare, il Sé è “il volume complessivo di tutti i fenomeni psichici nell’uomo” (C.G. Jung, 1921, p. 477); è “soggettivo e oggettivo, individuale e collettivo” (C.G. Jung, 1946, p. 269); è totalità originaria e al contempo totalità a cui tende il procedere individuativo.

Obiettivi dell’apprendimento

L’insegnamento ha come obiettivo quello di approfondire la centralità del processo individuativo, esercitando la riflessione sui seguenti ambiti: storia ed evoluzione del concetto, caratterizzazione e declinazione del tema all’interno della psicologia analitica di Carl Gustav Jung, inquadramento dei principali sviluppi post-junghiani, ricadute esperienziali anche interne al setting terapeutico.

 

Attività didattica: Attività formative pratiche – Psicologia e alchimia
Tipologia: cod. MIUR D.1: Attività formative pratiche (esercitazioni)
Ore: 16 / anno
Anno: IV
Docente: Robert Michael Mercurio [robertmichael.mercurio@ipap-jung.eu]
Responsabile di Area: Gian Piero Quaglino [gianpiero.quaglino@ipap-jung.eu]
Programma dell’insegnamento

I contenuti trattati nell’ambito dell’insegnamento dedicato al rapporto fra Psicologia e alchimia – tradizione sapienziale nella quale Carl Gustav Jung riconobbe un fondamentale “antecedente” storico rispetto alla moderna Psicologia Analitica e una evidente metafora del processo d’individuazione e del lavoro psicoterapeutico – riguarderanno le origini dell’alchimia in Egitto e Grecia; le fasi dell’opus alchemico; il significato simbolico delle sostanze e delle operazioni; e, infine, la presenza di motivi alchemici in sogni, fiabe e leggende.

Obiettivi dell’apprendimento

Il corso, destinato agli Allievi e Allieve del quarto anno di studi e a carattere eminentemente laboratoriale, si prefigge di aiutare gli Allievi e le Allieve a sviluppare una maggiore sensibilità simbolica e a riconoscere dimensioni e processi del lavoro psicoterapeutica che possono essere identificate e trattate alla luce dei procedimenti alchemici.