La psicoterapia, per come oggi è conosciuta e praticata, ha sviluppato il proprio corpus teorico perlopiù nel corso del ventesimo secolo, ovvero in un periodo storico caratterizzato da profonde trasformazioni sul piano culturale, sociale, scientifico, economico, politico e antropologico. Oggi, la psicoterapia si trova a misurarsi con un universo culturale ulteriormente mutato e in costante cambiamento, che pone al professionista sfide inedite. I cambiamenti culturali della contemporaneità mettono infatti lo psicoterapeuta a confronto con nuove problematiche cliniche, tra cui le criticità del comportamento alimentare, le dipendenze patologiche (da sostanze, da gioco d’azzardo, da internet e dalle nuove tecnologie), i disturbi di personalità, la co-morbilità e le espressioni del disagio adolescenziale. Una società solcata da flussi migratori e segnata dall’onda mediatica della globalizzazione, inoltre, impone di ridefinire l’idea della psicoterapia in una prospettiva interculturale, nella quale ogni discorso sull’identità non può prescindere dall’incontro di una pluralità di concezioni di sé, dell’esistenza, delle relazioni, della psicopatologia e, allo stesso tempo, della cura.

L’era digitale, in particolare, sta operando profondi cambiamenti individuali, sociali e culturali. Gli algoritmi regolano la nostra vita in modo sempre più sofisticato, mentre i computer hanno raggiunto un tale livello di coscienza che, si potrebbe dire, l’intelligenza artificiale ha iniziato a pensare e sognare per noi. Con l’avvento delle tecnologie di quinta generazione (5G), uomo e intelligenza artificiale daranno vita una realtà ibrida ancora difficilmente immaginabile. Assistiamo così a trasformazioni identitarie risultanti da una soggettività sempre più interconnessa con il digitale e alla comparsa di nuove criticità psicologiche – dalla internet addiction all’isolamento digitale – indotte proprio da quegli stessi strumenti che promettono di ottimizzare le nostre vite. A fronte di uno scenario inquietante ma, evidentemente, non esente da potenti risvolti seduttivi, la psicoterapia si dimostra attuale nel contrastare le nuove forme di attacco alla “capacità di pensare” e, al tempo stesso, nel difendere il “fondamento relazionale” della vita umana (S. Bolognini, Argentieri, L. Zoja e A. Di Ciaccia, In difesa della psicoanalisi, 2013). Al di là delle differenze di scuola, la psicoterapia conferisce dignità all’inalienabile sofferenza individuale, offre ascolto alla dimensione inconscia che abitiamo e valorizza il rapporto interpersonale come fattore primario e imprescindibile della cura.

Le competenze psicoterapeutiche, ancora, sono spesso richieste per interventi che non sono clinici in senso stretto, ma che si collocano negli orizzonti della formazione, del counseling, della prevenzione e, più in generale, dello sviluppo personale; la psicoterapia è ormai diffusamente richiesta e praticata in ambito istituzionale, anche all’interno di programmi di trattamento multimodale. Vi è inoltre una domanda crescente di terapie online, che pone inedite questioni tecniche e deontologiche. In generale, i confini della psicoterapia non sono più da ricondursi esclusivamente al tradizionale setting dello studio professionale, ma si ampliano ai territori e alle comunità di appartenenza di chiunque ne sia coinvolto. La psicoterapia si trova così a operare sempre più frequentemente in situazioni di gruppo, guardando al sociale come dimensione fondamentale dell’esperienza individuale e ripensando la soggettività in una cornice intersoggettiva. In tali contesti, inoltre, la parola non esaurisce necessariamente l’orizzonte dell’intervento e del cambiamento: le nuove patologie e tipologie di utenti hanno introdotto una crescente attenzione alla corporeità e ai suoi linguaggi, e la psicoterapia si trova così a valorizzare l’interezza corporea, psichica e relazionale della persona, e in particolare la dimensione senso-motoria come base dei processi di costruzione del “simbolico”. Da questo punto di vista, in particolare, la ricerca scientifica ha portato a importanti acquisizioni in molteplici campi disciplinari, affini e contigui, come le neuroscienze, di cui occorre necessariamente tenere conto in una prospettiva interdisciplinare e integrata.

Al di là del progressivo “adattamento” dei modelli tradizionali di psicoterapia al mutamento della domanda e dei contesti operativi, la proposta formativa dell’Istituto è pertanto strutturata in funzione di formare gli specializzandi a operare su differenti aspetti:

  • sull’individuo attraverso l’individuo, con una competenza attenta alle contemporanee trasformazioni della vita psichica e della psicopatologia;
  • sulla relazione attraverso la relazione, con una conoscenza delle peculiarità psicodinamiche dei gruppi umani, nelle loro diverse tipologie;
  • sul gruppo attraverso il gruppo, attraverso la capacità di far emergere il potenziale creativo dei suoi componenti;
  • con modalità comunicative in grado di attingere alle diverse stratificazioni del linguaggio (corporeo, rappresentativo, verbale) e dell’espressività psichica (riflessione, interpretazione, immaginazione, narrazione);
  • favorendo l’interazione in un sistema di cura interdisciplinare e interprofessionale, con competenze di progettazione, intervento, formazione e analisi istituzionale, e in cooperazione con le altre figure professionali del mondo sanitario (medici, infermieri, educatori professionali, assistenti sociali).
Bibliografia introduttiva
  • Alister, I., e Hauke, C. (a cura di) (1998). Contemporary Jungian Analysis. Post-Jungian Perspectives from the Society of Analytical Psychology. London/New York, NY: Routledge
  • Aversa, L. (1999). Psicologia Analitica. La teoria della clinica. Torino: Bollati Boringhieri
  • S. Bolognini, Argentieri, S., Zoja, L., e Di Ciaccia, A. (2013). In difesa della psicoanalisi. Torino: Einaudi
  • Cambray, J., e Carter, L. (a cura di) (2004). Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana. Roma: Giovanni Fioriti, 2010
  • Fonagy, P. (a cura di) (1999). An Open Door Review of Outcome Studies in Psychoanalysis. London: International Psychoanalytic Association
  • Fordham, M., Gordon, R., Hubback, J., e Lambert, K. (a cura di) (1974). La tecnica nellanalisi junghiana. Roma: Ma.Gi., 2003
  • Jacoby, M. (1999). Jungian Psychotherapy and Contemporary Infant Research. Basic Patterns of Emotional Exchange. London/New York, NY: Routledge
  • Jung, C.G. (1965-2007). Opere. A cura di L. Aurigemma, 24 voll. Torino: Bollati Boringhieri
  • Knox, J. (2003). Archetipo, attaccamento, analisi. La psicologia junghiana e la mente emergente. Roma: Ma.Gi., 2007
  • Papadopoulos, R.K. (a cura di) (2006). Manuale di psicologia junghiana. Orientamenti contemporanei. Teoria, pratica e applicazioni. Bergamo: Moretti & Vitali, 2009
  • Roesler, C. (a cura di) (2018). Research in Analytical Psychology. Empirical Research. London/New York, NY: Routledge
  • Romano, A. (a cura di) (2004). Jung e la clinica. Teoria e prassi nella psicologia analitica. Bergamo: Moretti & Vitali
  • Stein, M. (a cura di) (2010). Jungian Psychoanalysis: Working in the Spirit of Carl Jung. Chicago/La Salle, IL: Open Court
  • Trevi, M. (1993). Il lavoro psicoterapeutico. Limiti e controversie. Roma/Napoli: Theoria
  • Vitolo, A. (1997). Le psicoterapie. Milano: Il Saggiatore