La psicoterapia, per come oggi è conosciuta e praticata, ha sviluppato il proprio corpus teorico perlopiù nel corso del ventesimo secolo, ovvero in un periodo storico caratterizzato da profonde trasformazioni sul piano culturale, sociale, scientifico, economico, politico e antropologico. Dagli anni della Prima Guerra Mondiale, Jung stesso trasformò significativamente la propria pratica professionale, modificò la sua idea di psicoterapia e, sulla base delle sue esperienze personali, stabilì ciò che è tuttora conosciuto come “analisi junghiana”: non più connessa univocamente con il trattamento di una patologia, la psicoterapia divenne uno strumento di sviluppo della personalità, destinato a chiunque si confronti con le problematiche del corso della vita e dei suoi compiti evolutiviOggi, lo psicoterapeuta si trova a misurarsi con un universo culturale ulteriormente mutato e in costante cambiamento, che pone al professionista sfide inedite:

  • le competenze psicoterapeutiche sono spesso richieste, per esempio, per interventi che non sono clinici in senso stretto, ma che si collocano negli orizzonti della formazione, del counseling, della prevenzione e, più in generale, dello sviluppo personale; la psicoterapia è ormai diffusamente richiesta e praticata in ambito istituzionale, anche all’interno di programmi di trattamento multimodale; più in generale, i confini della psicoterapia non sono più da ricondursi esclusivamente al setting dello studio professionale, ma si ampliano ai territori e alle comunità di appartenenza di chiunque ne sia coinvolto;
  • i processi connessi ai cambiamenti culturali, inoltre, pongono a confronto con nuove problematiche cliniche, come le criticità del comportamento alimentare, le dipendenze patologiche (da sostanze, da gioco d’azzardo, da internet e dalle nuove tecnologie), i nuovi disturbi di personalità, la co-morbilità e le nuove espressioni del disagio adolescenziale, nonché con le trasformazioni identitarie conseguenti a un rapporto sempre più pervasivo con il digitale;
  • una società solcata da flussi migratori e segnata dall’onda mediatica della globalizzazione, ancora, impone di ridefinire l’idea della psicoterapia come “laboratorio” interculturale, nel quale ogni discorso sull’identità non può prescindere dall’incontro di una pluralità di concezioni di sé, dell’esistenza, delle relazioni, della psicopatologia e, allo stesso tempo, della cura;
  • la psicoterapia si trova a operare spesso anche in situazioni di gruppo, guardando al sociale come dimensione fondamentale dell’esperienza individuale e ripensando la soggettività in una cornice intersoggettiva;
  • la parola, infine, non esaurisce più l’orizzonte dell’intervento e del cambiamento: le nuove patologie e tipologie di utenti hanno introdotto una crescente attenzione alla corporeità e ai suoi linguaggi, e la psicoterapia si trova così a valorizzare l’interezza corporea, psichica e relazionale della persona, e in particolare la dimensione senso-motoria come base dei processi di costruzione del “simbolico”;
  • in ultimo, la ricerca scientifica ha portato a importanti acquisizioni in molteplici campi disciplinari, affini e contigui, di cui occorre necessariamente tenere conto in una prospettiva interdisciplinare e integrata.

Al di là del progressivo “adattamento” dei modelli tradizionali di psicoterapia al mutamento della domanda e dei contesti operativi, la proposta formativa dell’Istituto è pertanto strutturata in funzione di formare gli specializzandi a operare su differenti aspetti:

  • sull’individuo attraverso l’individuo, con una competenza attenta alle contemporanee trasformazioni della vita psichica e della psicopatologia;
  • sulla relazione attraverso la relazione, con una conoscenza delle peculiarità psicodinamiche dei gruppi umani, nelle loro diverse tipologie;
  • sul gruppo attraverso il gruppo, attraverso la capacità di far emergere il potenziale creativo dei suoi componenti;
  • con modalità comunicative in grado di attingere alle diverse stratificazioni del linguaggio (corporeo, rappresentativo, verbale) e dell’espressività psichica (riflessione, interpretazione, immaginazione, narrazione);
  • favorendo l’interazione in un sistema di cura interdisciplinare e interprofessionale, con competenze di progettazione, intervento, formazione e analisi istituzionale, e in cooperazione con le altre figure professionali del mondo sanitario (medici, infermieri, educatori professionali, assistenti sociali).
Bibliografia introduttiva
  • Aversa, L. (1999). Psicologia analitica. La teoria della clinica. Torino: Bollati Boringhieri
  • Cambray, J., e Carter, L. (a cura di) (2004). Psicologia analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana. Roma: Giovanni Fioriti, 2010
  • Fonagy, P. (a cura di) (1999). An Open Door Review of Outcome Studies in Psychoanalysis. London: International Psychoanalytic Association
  • Jacoby, M. (1999). Jungian Psychotherapy and Contemporary Infant Research. Basic Patterns of Emotional Exchange. London/New York, NY: Routledge
  • Jung, C.G. (1965-2007). Opere. A cura di L. Aurigemma, 24 voll. Torino: Bollati Boringhieri
  • Knox, J. (2003). Archetipo, attaccamento, analisi. La psicologia junghiana e la mente emergente. Roma: Ma.Gi., 2007
  • Papadopoulos, R.K. (a cura di) (2006). Manuale di psicologia junghiana. Orientamenti contemporanei. Teoria, pratica e applicazioni. Bergamo: Moretti & Vitali, 2009
  • Romano, A. (2004). Jung e la clinica. Teoria e prassi nella psicologia analitica. Bergamo: Moretti & Vitali
  • Stein, M. (a cura di) (2010). Jungian Psychoanalysis: Working in the Spirit of Carl Jung. Chicago/La Salle, IL: Open Court
  • Trevi, M. (1993). Il lavoro psicoterapeutico. Limiti e controversie. Roma/Napoli: Theoria
  • Vitolo, A. (1997). Le psicoterapie. Milano: Il Saggiatore