Siamo lieti di invitare all’IPAP OPEN HOUSE 2021, quest’anno sul tema “La psicoterapia analitica al crocevia fra tradizione e innovazione: sfide cliniche ed educative nell’era del digitale”, domenica 7 novembre 2021, presso il Polo Formativo Universitario “Officina H Olivetti”, Ivrea (TO).

Con conferenze di Alia Aizenstat (“Educating the Whole Child: Social Emotional Learning & Digital Responsibility”) e Stephen Aizenstat (“Educating the Curious Mind: Journey’s into Deep Imagination and Dream”) e, per il 60° anniversario della scomparsa di Carl Gustav Jung (1875-1961), una lectio magistralis di Jean-Jacques Wunenburger (“C.G. Jung, une éducation alternative ?”). La giornata di studi sarà preceduta, sabato 2 ottobre, da una lezione di Fabio Merlini (“Il tempo che (non) abbiamo e il tempo che siamo”) e, venerdì 14 ottobre, da una conferenza di Ferruccio Vigna (“Jung alla prova delle neuroscienze: corpo, emozioni, psicopatologia, clinica”).

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Introduzione

L’idea di fondo dell’IPAP OPEN HOUSE 2021 parte dalla consapevolezza di come la maggior parte delle concezioni dell’educazione (in gréco, παιδεία, paidéia) rimangano tuttora dominate da un paradigma di individuo inteso come soggetto razionale, il quale, da un lato, deve essere sostenuto nello sviluppo del suo potenziale di pensiero astratto e, dall’altro, deve imparare a sottomettere il proprio corpo e le proprie passioni al dominio della ragione. Come ha rilevato Sigmund Freud, la “scoperta” e la conoscenza dell’inconscio hanno contribuito, alla fine del XIX secolo, a scuotere il razionalismo occidentale nella stessa misura di quanto era accaduto con le precedenti rivoluzioni (eliocentrismo e darwinismo). L’impatto di tale “rivoluzione dell’inconscio” sulle teorie dell’educazione è stato immenso: la formazione dei giovani è divenuta infatti consapevole dell’esistenza di un universo di impulsi, affetti e rappresentazioni che esulano dalla sfera della coscienza. Eppure, le concezioni psicoanalitiche classiche, fondate sulla concezione freudiana della rimozione e della repressione, sembrano lasciare il “lato oscuro” dell’inconscio al di fuori della pratica educativa. L’elaborazione psicologica di Carl Gustav Jung, integrando a pieno titolo l’esistenza inconscia nell’insieme della vita psichica, sembra invece rispondere direttamente a tale compito educativo, modificandone e ampliandone fini e mezzi. La Psicologia Analitica ci apre così a una nuova concezione non solo della clinica, ma anche dell’educazione e della formazione – un compito, quest’ultimo, rimasto finora in gran parte inespresso negli stessi scritti junghiani. E tale impegno sembra essere oggi più che mai sollecitato dai cambiamenti psicologici e antropologici che il digitale sta apportando a livello individuale, sociale e culturale; dalle ricadute di queste trasformazioni sul nostro rapporto con il tempo e gli spazi della nostra quotidianità; e dalle implicazioni sul modo in cui i professionisti della salute mentale interpretano il lavoro psicologico e psicoterapeutico, anche alla luce delle più recenti acquisizioni delle neuroscienze.

Lingue e traduzione

La lectio magistralis di Jean-Jacques Wunenburger, moderata da Gian Piero Quaglino, sarà in lingua francese, con traduzione consecutiva in italiano. Le conferenze di Alia Aizenstat e Stephen Aizenstat, moderate da Riccardo Bernardini e Maurizio Gasseau, saranno in modalità a distanza e in lingua inglese, con traduzione simultanea in italiano. La lezione di Fabio Merlini del 2 ottobre, moderata da Riccardo Bernardini, sarà in presenza e in lingua italiana. La conferenza di Ferruccio Vignadel 14 ottobre, moderata da Riccardo Bernardini, sarà a distanza e in lingua italiana.

Iscrizioni

La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti. Le lezioni saranno erogate in modalità ibrida, simultaneamente in presenza e a distanza (Zoom). L’iscrizione è obbligatoria, scrivendo a info@ipap-jung.eu.

Abstract e biografie dei relatori

Fabio Merlini

“Il tempo che (non) abbiamo e il tempo che siamo”

Sabato 2 ottobre 2021, ore 9:00-12:00

Lezione in presenza e online

Il futuro sembra oggi essere l’immediata conseguenza di un infinito processo di innovazione che fa delle nostre vite un immenso archivio di dati a partire dal quale definire piani di azione capaci di determinare comportamenti. È un futuro che ripete, però, il principio economico della logica dell’accumulazione, in base all’idea che tutto possa essere convertito in valore, in una risorsa generatrice di profitto. Cambiano le pratiche, i rapporti di potere, i mezzi con cui comunicare, produrre, lavorare, ma rimangono invariate le ragioni che spingono al cambiamento: ciò che chiamiamo futuro, nonostante tutta l’innovazione da cui siamo circondati e attraversati, da questo punto di vista è sempre e solo il futuro del presente (genitivo soggettivo). Il tempo del potere, il tempo dell’innovazione che irrompe ovunque, è il tempo di una generatività tradita, per la quale la nostra cultura ci offre una mito grandioso, quello della discendenza di Urano e Gea. È una narrazione che mette in scena un potere non disposto ad aprirsi al futuro in modo radicale e autentico, incapace cioè di pensare la trasformazione e il cambiamento al di là di sé e del proprio narcisismo. Seguirne le tracce può forse aiutarci a capire perché non è assecondando acriticamente l’imperativo dell’innovazione che apriamo il tempo alla sua generatività. Accanto a questo tempo che ripete se stesso, la nostra esperienza ci parla anche di un tempo dell’accelerazione, che, però, altro non è se non la sua controfigura. Vi è, tuttavia, anche un’altra possibilità di esperire il tempo, ed è quando ci si presenta non più come una forza condizionante esterna, bensì come una realtà generata da noi, interna a noi: una particolare qualità dell’esperienza, un altro modo di essere le cose che pensiamo e facciamo.  

TiPress_Fabio Merlini-cutFabio Merlini, filosofo, è Direttore Regionale dell’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale (IUFFP) di Lugano e, dal 2010, Presidente della Fondazione Eranos di Ascona. Già privat-docent all’Università di Losanna, dove ha insegnato Filosofia della cultura (1988) e, come professore invitato, Epistemologia delle scienze umane (1999-2003), dal 2003 al 2011 è stato docente di Etica all’Università dell’Insubria (Varese). Ha presieduto la Commissione culturale del Cantone Ticino dal 2012 al 2019. Dal 1996 al 2000 ha co-diretto il Groupe de Recherche sur l’Ontologie de l’Histoire presso gli Archivi Hussler della École Normale Supérieure di Parigi, i cui lavori – Après la fin de l’histoire (1998), Historicité et spatialité (2001) e Une histoire de l’avenir (2004) – sono stati pubblicati dall’editore Vrin. Tra i suoi libri, ricordiamo La comunicazione interrotta. Etica e politica nel tempo della “rete” (2004), L’efficienza insignificante. Saggio sul disorientamento (2009, apparso in francese come L’époque de la performance insignifiante. Réflexions sur la vie désorientée, 2011), Schizotopies : Essai sur l’espace de la mobilisation (2013, pubblicato in italiano come Ubicumque. Saggio sul tempo e lo spazio della mobilitazione, 2015), L’architettura inefficiente (con L. Snozzi, 2014, edito in francese come L’architecture inefficiente, 2016) e Catastrofi dell’immediatezza (con S. Tagliagambe, 2016). Il suo lavoro più recente, Triste esthétique. Essais sur les catastrophes de l’immédiateté, pubblicato in francese per l’editore Vrin (2018), è apparso anche in italiano, per i tipi di Bollati Boringhieri, con il titolo L’estetica triste. Seduzione e ipocrisia dell’innovazione (2019). Ha inoltre curato i volumi collettanei Nuove tecnologie e nuove sensibilità. Comunicazione, identità, formazione (2005), Identità e alterità. Tredici esercizi di comprensione (con E. Boldrini, 2006), Per una cultura della formazione al lavoro. Studi e analisi sulla crisi dell’identità professionale (con L. Bonoli, 2010) e Semi ad usum praesentis. Un incontro sul pensiero di Jean-Jacques Rousseau (2013). Ha inoltre collaborato al Cahier de l’Herne dedicato a Friedrich Nietzsche in occasione del centenario della sua morte (2000) e, insieme ad autori quali J. Derrida, P. Ricoeur e M. Crépon, ha contribuito al volume collettaneo La philosophie au risque de la promesse (2004). Tra le sue opere di poesia, Filo di perle. Poesie liriche in tre tempi (2015). Nell’ambito dei “Classici di Eranos”, ha recentemente curato l’edizione originale di Rinascere di Carl Gustav Jung (con R. Bernardini, 2020).

Ferruccio Vigna

“Jung alla prova delle neuroscienze: corpo, emozioni, psicopatologia, clinica”

Venerdì 14 ottobre, ore 18:30-20:00

Lezione online

Sebbene le emozioni siano state studiate da sempre, rappresentano ancora per le scienze della natura e per la psicologia un punto interrogativo. Quale è la loro natura? Quale è il loro scopo? A partire dal dualismo cartesiano res cogitans/res extensa, che del resto ha radici antiche, e dalle suggestioni kantiane espresse nella Critica della ragion pratica (“Le emozioni sono le malattie dell’anima”), la costruzione di modelli teorici in psicoanalisi è stata a lungo caratterizzata da una netta scissione tra il ruolo degli affetti e quello della cognizione. Solo recentemente si è iniziato ad affrontare il tema della loro integrazione. Al contrario, in Jung, ideazione e affetto oppure pensiero ed emozione non vengono mai considerati separatamente. Non solo: nel modello junghiano, l’efficacia di una terapia può essere valutata anche in base alla sua capacità di agire verso la loro riconnessione. Un concetto che è stato sviluppato autonomamente anche dalla neurofisiologia, confermandone la validità.

IPAP-Vigna-foto-lowFerruccio Vigna, medico specialista in Neurologia presso l’ASL “Città di Torino” e analista junghiano, è docente di Fondamenti di clinica junghiana: setting, transfert e controtransfert, e di Psicoterapia e neuroscienze presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia IPAP (Ivrea, TO). È membro della International Association for Analytical Psychology (IAAP) e dell’Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (ARPA), di cui è stato Presidente dal 2008 al 2018 e presso cui ricopre tuttora la carica di Membro del Comitato di formazione professionale. Già direttore della rivista di Psicologia Analitica L’Ombra, ha pubblicato o curato diversi saggi di argomento junghiano, tra cui Jung e le immagini (2010), Riconnessioni. Dall’alessitimia all’anima (2011), La depressione creativa. Dal Libro Rosso di Jung alla modernità (2011), Maestri a confronto (2013) e L’Ombra del flâneur (2014). I suoi interessi vertono soprattutto sulla relazione tra Psicologia Analitica e neuroscienze, sul ruolo delle emozioni nel processo terapeutico e sull’elaborazione di un approccio epistemologico non dualistico in psicoanalisi.

Alia Aizenstat

“Educating the Whole-Child: Social Emotional Learning & Digital Citizenship Education”

Domenica 7 novembre 2021, ore 18:30-20:00

Lezione online

After a year plus of COVID-19 pushing children’s socialization and learning to online platforms, we are now faced with the opportunity to innovate and supplement educational curriculums to meet the current needs of youth in 2021/22. Over two decades of research have proved that incorporating social emotional learning as a part of the educational system leads to increases in academic performance, lowers conduct problems, lessens emotional distress, and reduces long-term substance abuse predictors (Casel, 2020). This lecture will review and build on methods of educating the Whole-Child from a depth psychological perspective. These methods will include social emotional learning, digital citizenship education, strength-based resiliency training, and tools for fostering imagination and gratitude. Together we will explore what education can look like for the Whole-Child as we process, reconcile, heal, and share different lived experiences of being human during a global pandemic. Participants will walk away with new tools and ideas of how to work with youth and foster Whole-Child healing and growth in individual and group settings.

IPAP-Alia-Aizenstat-lowAlia Aizenstat, M.A., è Psicologa Psicoterapeuta matrimoniale e familiare (#106561) e Consulente Clinico Professionale (#5099); lavora nella pratica privata e come Facilitatore di Gruppo presso AHA, una organizzazione no-profit di Santa Barbara (California, USA) che educa gli adolescenti all’intelligenza emotiva e alla giustizia sociale. È autrice di lavori e ricerche sul tema della psicoterapia nel rapporto con il digitale e sull’integrazione delle identità online nel processo terapeutico ed è fondatrice del modello di trattamento dell’integrazione delle identità virtuali VIIT. Ha una formazione di primo e secondo livello nella terapia traumatologica Eye Movement Desensitization and Reprocessing, (EMDR) con un focus sull’attaccamento, conseguita presso il Parnell Institute, e nella Acceptance Commitment Therapy (ACT) con uno dei fondatori del programma, Steven Hayes. Ha acquisito la certificazione in Dream Tending, un approccio psicologico profondo al lavoro con i sogni, e in leadership, attraverso la Leadership Santa Barbara County; è inoltre una insegnante di yoga accreditata. Lavora da anni per implementare nelle scuole e nei centri di trattamento terapeutico i segmenti psicoeducativi sulla responsabilità digitale. Alia Aizenstat è docente invitata presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia IPAP di Ivrea.

Stephen Aizenstat

“Educating the Curious Mind: Journey into Deep Imagination and Dream”

Domenica 7 novembre 2021, ore 17:00-18:30

Lezione online

IPAP-Stephen-Aizenstat-lowStephen Aizenstat, Psicologo Psicoterapeuta, Dottore di Ricerca in Psicologia Clinica, ha dedicato la sua vita a comprendere la profonda saggezza e il potere di guarigione che esiste in ognuno di noi. Questa indagine è stata una forza trainante nella creazione da parte del Dr. Aizenstat del Pacifica Graduate Institute, di cui è stato Presidente fondatore: un centro per lo studio dell’esperienza umana attraverso la psicologia profonda, la mitologia e le scienze umane. Il professor Aizenstat è stato consulente organizzativo di importanti aziende tecnologiche, film hollywoodiani, comunità e istituzioni educative, e ha tenuto numerose conferenze sul tema dei sogni, dell’immaginazione profonda, delle nuove tecnologie e dello sviluppo organizzativo. Il professor Aizenstat è affiliato al progetto Earth Charter International, promosso attraverso le Nazioni Unite. Il professor Aizenstat è stato mentore e ha collaborato con molti importanti maestri del settore, tra cui Joseph Campbell, James Hillman, Marion Woodman e Robert Johnson. Ha condotto seminari, workshop ed eventi in Asia e in Europa. Le sue pubblicazioni includono Imagination & Medicine. The Future of Healing in an Age of Neuroscience (curato con R. Bosnak, 2009), “Dream Tending and Tending the World”, in Ecotherapy. Healing with Nature in Mind (2009), “Soul-Centerered Education”, in Reimagining Education. Saggi su Reviving the Soul of Learning (con N. Treadway Galindo, 2009), “Fragility of the World’s Dream”, in Eranos Yearbook 70 (2009-2010-2011), “The Dangers and Opportunity of Cyberspace: Una nuova visione del sogno globale”, in Eranos Yearbook 71 (2012), e “The Fate of the Dream in the Future of a Cyber World”, in Eranos Yearbook 74 (2017-2018)). La sua opera principale, Dream Tending, è apparsa anche in italiano come Vegliare il sogno. Teoria e pratica del Dream Tending (Moretti&Vitali, 2013). Il Dr. Aizenstat è docente e membro dell’Advisory Board della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia IPAP di Ivrea.

Jean-Jacques Wunenburger

“C.G. Jung,  une éducation alternative ?”

Domenica 7 novembre 2021, ore 10:00-13:00

Lezione in presenza e online

Les conceptions de l’éducation (la paideai grecque) restent dominées par le paradigme de l’homme compris comme sujet rationnel dont il faut activer les potentialités de penser abstraitement, tout en habituant le sujet conscient de soi à soumettre son corps et ses passions à la raison. Périodiquement, le centre de gravité de cette conception, typique des Lumières françaises, se déplace en faveur de pédagogies décentrées qui optent pour développer les sens, les émotions, les sentiments, le cœur, en complément à la formation intellectuelle (rousseauisme et pédagogies alternatives). Comme le reconnaît Freud, la reconnaissance et la connaissance de l’inconscient viennent, à la fin du XIXème siècle, ébranler le rationalisme, au même degré que les révolutions antérieures (héliocentrisme, darwinisme). Cette révision radicale de l’anthropologie va connaître différentes expressions et versions à travers les innombrables psychanalystes qui diversifieront le modèle précurseur de Freud. L’impact sur les théories de l’éducation est immense dès lors que la formation du jeune humain se heurte à une partie de pulsions, d’affects et de représentations qui ne relèveraient pas de la conscience. Mais les conceptions analytiques, fondées sur le refoulement dans la version freudienne ou autres, laissent la face obscure de l’inconscient hors de portée d’une praxis éducative. Par contre, une élaboration psychologique comme celle de C.G. Jung, qui intègre le psychisme inconscient dans l’ensemble de la vie psychique, rencontre directement la tâche éducative et en modifie les fins et les moyens. La psychologie des profondeurs de Jung conduit même inévitablement à une nouvelle conception de l’éducation, à laquelle Jung lui-même semble avoir peu contribué par ses textes.

Wunenburger-cutJean-Jacques Wunenburger, filosofo, si è laureato all’Università di Digione. Nel 1969, ha conseguito l’agrégation in Filosofia e, nel 1973, il Dottorato di ricerca con una tesi su “L’istituzione e l’esperienza della festa”. Dopo il conseguimento del Doctorat d’Etat con una tesi su “Racines et Figures de la complexité”, è stato Professore di Filosofia all’Università della Borgogna (1977-1999), dove ha fondato il Centre Gaston Bachelard de Recherches sur l’Imaginaire et la Rationalité. Oggi è Professore Emerito all’Università Jean Moulin – Lyon 3, dove è stato per dieci anni Preside della Facoltà di Filosofia e Direttore dello Institut de recherches philosophiques de Lyon (IRPhiL). Allievo diretto di Jean Brun e Gilbert Durand, è stato membro della Université Saint Jean de Jérusalem (USJJ) di Vaucelles e tra i  fondatori del Groupe d’études Spirituelles Comparées (GESC). Attualmente, è Presidente della Association internationale Gaston Bachelard, presidente della Association des amis de Gilbert Durand e Co-direttore del Centre de recherches internationales sur l’imaginaire (CRI2I). Relatore in più occasioni nell’ambito dei Convegni di Eranos di Ascona, ha focalizzato il suo lavoro di ricerca filosofica e antropologica sulla fisionomia e sul ruolo delle immagini, dei simboli e dei miti, nel loro rapporto con il razionalismo filosofico, scientifico, politico e culturale. Le sue pubblicazioni includono La fête, le jeu et le sacré (1977), L’utopie ou la crise de l’imaginaire (1979), Le sacré (1981), Freud (1985), La Raison contradictoire (1990), L’imagination (1991), Méthodologie philosophique (scritto insieme a Philippe Choulet e Dominique Folscheid, 2009), Questions d’éthique (1993), La vie des images (1995, apparso in italiano come La via delle immagini, Mimesis, 2007), Philosophie des images (1997, apparso in italiano come Filosofia delle immagini, Einaudi, 1999), L’homme à l’âge de la télévision (2000, apparso in italiano come L’uomo nell’era della televisione, Ipermedium, 2005), Imaginaires du politique (2001), Une utopie de la raison. Essai sur la politique moderne (2002), Bachelard ou l’épistémologie française (2003), Imaginaires et rationalité des médecines alternatives (2006), Imagination mode d’emploi ? Une science de l’imaginaire au service de la créativité (2011), Bachelard, une poétique des images (2012), L’imaginaire (2003, apparso in italiano come L’immaginario, Il melangolo, 2008), Méthodologie philosophique (con D. Folscheid, 2003, apparso in italiano come Metodologia filosofica, La Scuola, 1996), Le progrès en crise ? (2014), L’imagination créatrice (2015), Esthétique de la transfiguration (2016), Topo-graphie, espace, image, sens (2016), Soigner. Les limites des technosciences en santé (2019) e Mytho-politiques. Histoire des imaginaires du pouvoir (2019).