Jung-Tim-Gidal-3rev(C)L’Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (ARPA), costituita a Torino nel 1998 e membro della International Association for Analytical Psychology (IAAP), è una associazione di Psicologia Analitica, con sedi a Torino, Milano, Roma e Cagliari, i cui soci condividono il progetto di coltivare e diffondere lo studio della Psicologia Analitica e di preparare, attraverso un adeguato iter di formazione, nuovi analisti. Alle Specializzande e agli Specializzandi in Psicoterapia dell’IPAP è offerta, ogni anno, la partecipazione gratuita a una serie di iniziative formative proposte dall’ARPA, a integrazione dell’offerta didattica della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia; la partecipazione a tali attività è documentabile ai fini del monte ore di Crediti Formativi Liberi da conseguire annualmente. Gli incontri, almeno fino al superamento dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di COVID-19, si svolgeranno in modalità a distanza, tramite Zoom.

Seminario #1: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ovvero, dal vuoto come abisso al vuoto come potenzialità

Docenti: Monica Manfredi, Ferruccio Vigna

Il vuoto della ragione: dallo zazen a Meister Eckhart, María Zambrano, Jean-Luc Nancy, J. Derrida. Il vuoto della scienza: dal big bang alla fisica quantistica. Il vuoto dello spirito: dal concetto di tzimtsum alla notte dell’anima di Giovanni della Croce, fino al vuoto come alleato in terapia.

Seminario #2: Visioni

Coordinatori: Alessandro Defilippi, Monica Manfredi, Ferruccio Vigna

Prima parte: introduzione storica al tema delle visioni, partendo dall’incubatio nei misteri delfici, eleusini e orfici, alle visioni dei mistici (Giovanna d’Arco, Caterina da Siena, Ildegarda von Bingen, Lucrezia de Leon, Meister Eckhart, Ignazio di loyola, Thomas Merton), alle visioni dei poeti (Blake, Dante, Thomas, Rimbaud, Yeats), a quelle provocate artificialmente (Castaneda, Beat generation). Ricadute epistemologiche e terapeutiche. Diagnostica differenziale tra allucinazione, delirio e visione. Seconda parte: le “Visioni” nell’opus junghiano (Miss Miller, Ricordi, sogni, riflessioni, Il Libro rosso, visioni di Christiana Morgan). Terza parte: presentazione, da parte dei partecipanti, di casi clinici nel cui ambito si presentino visioni, e loro discussione collettiva.

Seminario #3: Panpsichismo ed emergentismo. Relazioni con l’epistemologia junghiana

Docenti: Donato Santarcangelo, Antonio Portaluri

Con il termine panpsichismo si fa riferimento ad una concezione della natura secondo la quale tutto ciò che esiste è dotato di attività mentale o quanto meno di qualche forma di attività psichica. Una tale definizione è naturalmente aperta a una vasta gamma di interpretazioni – a causa, se non altro, dell’ambiguità implicata nei concetti di “mente” e “psiche”. Il termine risale alla fine del 1500, derivante da pan (“tutto”) e psiche (“mente” o “anima”). Ma il concetto stesso ha origini molto più lontane, in quanto presente nell’animismo indigeno delle società antiche. In un certo senso, quindi, non siamo mai stati senza panpsichismo; esso infatti ha una lunga e nobile eredità filosofica, sia nella civiltà occidentale che in quella orientale. La maggior parte dei presocratici erano panpsichisti; e in un certo senso, lo erano anche Platone e Aristotele. L’idea che tutto ciò che esiste abbia una qualche forma di attività mentale è stata sostenuta da filosofi del Rinascimento come Telesio, Bruno e Campanella e apparve in primo piano nelle teorie di Spinoza e Leibniz. Diversi importanti filosofi tedeschi del XIX secolo erano panpsichisti, tra cui Schopenhauer, Mach e Nietzsche. Le versioni moderne e “scientifiche” del panpsichismo sono state anche sostenute da pensatori del calibro di Pierce, James e Whitehead. Dopo essere stato messo in ombra a causa del predominio della filosofia analitica nel corso del XX secolo, il panpsichismo sta attualmente vivendo una sorta di rinascita ed è attualmente oggetto di un serio dibattito filosofico. La sua forza sembrerebbe in gran parte derivare dalla relativa incompletezza del paradigma emergentista, teoria secondo la quale la mente scaturirebbe da un sostrato non mentale. La questione legata al problema dell’esistenza di soggetti coscienti è stata uno dei punti centrali del dibattito sia in ambito scientifico che in quello filosofico. Una delle strade percorse al fine di spiegare l’esistenza della coscienza è stata quella del dualismo, teoria secondo la quale nel mondo esistono due sostanze: la materia (res extensa) e la coscienza (res cogitans); in estrema sintesi i dualisti hanno accettato la realtà dell’esperienza cosciente ma non sono stati in grado di spiegare come la mente influenza il cervello. I materialisti, invece, considerano l’esperienza soggettiva irrilevante. Alcuni filosofi, come John Searle, pensano che le menti possano emergere dalla materia per analogia col modo in cui le proprietà fisiche emergono a diversi livelli di complessità, come ad esempio l’umidità dell’acqua che emerge dalle interazioni fra molecole. Molti non materialisti, pur concordando ad esempio con Searle sul fatto che la coscienza è in qualche modo “emergente, tuttavia sostengono che la mente e l’agente cosciente siano tuttavia qualitativamente diversi da ciò che è puramente materiale o fisico. Ci si trova dunque davanti probabilmente a due sole possibili alternative. Da un lato, se si parte dal principio che i fenomeni mentali e quelli fisici sono di natura diversa, l’emergere della coscienza dovrebbe restare per sempre avvolto nel mistero, d’altra parte invece, se si accetta l’idea che la coscienza, come fenomeno emergente, sia anch’essa di natura fisica si deve concludere che la proprietà psichica debba necessariamente essere un elemento costitutivo della materia. Le più recenti acquisizioni della fisica teorica hanno infatti messo definitivamente fine all’idea di realtà costituita da uno spazio vuoto in cui vagano corpi composti da materia inerte e il cui movimento è causato esclusivamente dall’azione di forze esterne. Si delinea una nuova visione della realtà dove ogni cosa fluttua in continuo movimento e dove tutto è interconnesso in una rete infinita di relazioni e dove la materia prende forma proprio a partire da ciò che prima si credeva essere il vuoto, ma che ora si presenta come la fonte di energia dell’intero universo. Quello che in questo contesto si indagherà come base di questo lavoro è anche il rapporto di “tendenziale analogia” con le concezioni junghiane, alla luce soprattutto della collaborazione con W. Pauli, sulla teoria della sincronicità che implica una relativa “animazione” della materia. Il panpsichismo non teorizza peraltro che gli atomi siano coscienti come noi, ma purtuttavia che alcuni aspetti della mentalità o dell’esperienza siano effettivamente presenti nei sistemi fisici più semplici. Si cercherà anche di illustrare l’ipotesi di come Jung, il panpsichismo e gli altri autori e discipline, segnatamente la fisica quantistica, che verranno citati, alludano e sottendano una epistemologia “acausale” che ineludibilmente “compenetra” l’usuale epistemologia causalistico-nomotetica, non solo nel dominio delle scienze umane, ma probabilmente a tutti i livelli di realtà.

Seminario #4: “Di giustizia mi vestivo come di un vestimento…”: figure di Giobbe nella narrativa novecentesca, fra caos, male e teodicea

Docente: Roberto Cazzola

Si può dare con la ragione un senso al male? Chiamare in causa Dio in un processo in cui egli è al tempo stesso alla sbarra e giudice della controversia? Un Dio che non risponde, che ha nascosto il suo volto all’uomo… È possibile cercare un senso al caos e nel caos generato da questo abbandono, dare un senso alla frattura da cui scaturisce l’angoscia metafisica? O è mera hybris razionalista voler trovare al male una spiegazione logica, che non infici il principio di non-contraddizione? Inamovibili dalla nostra fede nella ragione, noi pensiamo di poter comprendere tutto e di esigere per tutto una spiegazione rassicurante… Perché allora questo abbandono al male, questa esposizione al male, in cui l’uomo è in balìa di forze ignote e a lui indifferenti? Per venire a capo di questi interrogativi, di condanne emesse in base a inemendabili colpe ontologiche (“Tu non hai diritto di dimora sulla terra”) la letteratura del Novecento ha messo in campo alcune “reincarnazioni” di Giobbe. E tutte si interrogano sulla giustizia di Dio nei confronti dell’uomo abbandonato alla derelizione nell’eclissi di Dio, ma Dio romperà mai il suo silenzio e mostrerà di nuovo il suo volto? Ci sarà un intercessore per colui che è “nato colpevole”? E quale cura è possibile per chi porta inscritta in sé una colpa metafisica? Esiste una via d’uscita, oltre alla morte e al suicidio, che lasci spazio alla speranza e alla redenzione? Su tutto questo interrogheremo nei nostri incontri il Libro di Giobbe, per poi analizzare alcune opere apertamente o velatamente ispirate al testo biblico, opere di autori che vanno da Joseph Roth a Franz Kafka, da Alfred Döblin a Walter Benjamin, da Ytzhak Katzenelson a Zvi Kolitz, da Elie Wiesel a Carl Gustav Jung. Il testo biblico verrà affrontato nella versione italiana e nell’originale ebraico, al fine di approfondirne alcuni concetti e termini dalle molteplici risonanze linguistico-teologiche. Il costante confronto fra l’originale e le sue rielaborazioni letterarie, fra il problema di Giobbe nella Bibbia e ai tempi nostri, metterà a fuoco alcuni interrogativi: chi sono i Giobbe (individuali e collettivi) del Novecento e dei primi vent’anni del ventunesimo secolo? Come possiamo rispondere alle invocazioni e alle accuse di questi Giobbe odierni? Che cosa può dire loro la psicologia analitica, e le risposte di Jung a Giobbe hanno mantenuto una loro attualità o andrebbero rivedute e integrate? A quali domande di un eterno Giobbe deve ancora una risposta il nostro tempo? Si tratta in primo luogo di domande esistenziali-individualistiche? Oppure di domande collettive ed epocali (la grande migrazione, la pandemia, il terrore)? Chi è dunque Giobbe oggi e dove vive, da quale letamaio del globo alza la sua voce per contendere col Dio nascosto e per reclamare giustizia?

Calendario (sempre al sabato mattina, ore 10-13)
  • 28 novembre 2020: Panpsichismo ed emergentismo. Relazioni con l’epistemologia junghiana / 1: Premessa epistemologica; definizione e filiera del panpsichismo
  • 12 dicembre 2020: Panpsichismo ed emergentismo. Relazioni con l’epistemologia junghiana / 2: Emergentismo e panpsichismo; Jung e il panpsichismo.
  • 23 gennaio 2021: Panpsichismo ed emergentismo. Relazioni con l’epistemologia junghiana / 3: Panpsichismo e fisica quantistica. Jung, Panpsichismo, teoria della complessità: un’epistemologia acausale?
  • 20 febbraio 2021: Visioni / 1: introduzione storica al tema delle visioni (incubatio, misteri delfici, eleusini e orfici); diagnostica differenziale tra allucinazione, delirio e visione; ricadute epistemologiche e terapeutiche
  • 06 marzo 2021: Visioni / 2: visioni dei mistici (Giovanna d’Arco, Caterina da Siena, Ildegarda von Bingen, Lucrezia de Leon, Meister Eckhart, Ignazio di loyola, Thomas Merton)
  • 20 marzo 2021: Visioni / 3: visioni dei poeti (Blake, Dante, Thomas, Rimbaud, Yeats), visioni provocate artificialmente (Castaneda, Beat generation)
  • 17 aprile 2021: Visioni / 5: le visioni nell’opus junghiano (Miss Miller, Ricordi, sogni, riflessioni, Il Libro rosso, visioni di Christiana Morgan)
  • 22 maggio 2021: “Di giustizia mi vestivo come di un vestimento”: figure di Giobbe nella narrativa novecentesca, fra caos, male e teodicea / 1
  • 19 giugno 2021: “Di giustizia mi vestivo come di un vestimento”: figure di Giobbe nella narrativa novecentesca, fra caos, male e teodicea / 2
  • 03 Luglio 2021: “Di giustizia mi vestivo come di un vestimento”: figure di Giobbe nella narrativa novecentesca, fra caos, male e teodicea / 3
  • Settembre 2021: Visioni / 6: clinica delle visioni / 1 (presentazione, da parte dei partecipanti, di casi clinici nel cui ambito si presentino visioni, e loro discussione collettiva)
  • Ottobre 2021: Visioni / 7: clinica delle visioni / 2
  • Novembre 2021: Visioni / 8: clinica delle visioni / 3
  • Dicembre 2021: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ovvero, dal vuoto come abisso al vuoto come potenzialità / 1: Il vuoto della ragione: dallo zazen a Meister Eckhart, M. Zambrano, J.-L. Nancy, J. Derrida
  • Gennaio 2022: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ovvero, dal vuoto come abisso al vuoto come potenzialità / 2: Il vuoto della scienza: dal big bang alla fisica quantistica.
  • Febbraio 2022: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ovvero, dal vuoto come abisso al vuoto come potenzialità / 3: Il vuoto dello spirito: dal concetto di tzimtsum alla notte dell’anima di Giovanni della Croce, fino al vuoto come alleato in terapia