L’IPAP segnala la pubblicazione de La schizofrenia nel test di Rorschach. Un’analisi di 124 protocolli, di Giulio Gasca e Carola Palazzi Trivelli, Edizioni FrancoAngeli (“Psicoterapie”), Milano 2018. Il test di Rorschach può diagnosticare la schizofrenia o escluderla? Può dare indicazioni sulla sua evoluzione e sulle possibilità di cura? Dal confronto con le ricerche finora svolte e i risultati di uno studio accurato di 124 protocolli Rorschach emerge un’interpretazione unitaria dell’essenza sottostante alle molteplici forme del disturbo schizofrenico: l’impossibilità di stabilire cosa, in una data situazione, sia rilevante e pertinente. Il Rorschach ci permette di entrare dentro il funzionamento di una mente schizofrenica, nell’acuzie e nell’intorpidimento, cogliendone tutte le sfaccettature. La schizofrenia si configura come una crisi epistemologica personale, un modo estremo dell’essere umano di reagire alla complessità e alla contraddittorietà dell’esistenza, cui il soggetto reagisce introducendo specifici meccanismi di difesa contro il caos, quali il limitare il campo di interessi, il razionalismo morboso o la frammentazione dell’esperienza. Il Rorschach rispecchia il modo in cui l’individuo si rapporta alla realtà che, come le tavole del test, è spesso ambigua. Ma anche il ricercatore, più ancora dell’uomo comune, di fronte ad un materiale ambiguo deve prendere in considerazione aspetti inconsueti, uscire dagli schemi ma, a differenza dello schizofrenico che pensa in modo iperinclusivo, lo scienziato ricercatore cerca di selezionare tra le nuove forme quelle valide. Ecco perché i tre campi qui affrontati – ovvero l’interpretazione del Rorschach, lo studio della schizofrenia, i problemi epistemologici che si riflettono su questa stessa ricerca – giungono come a sovrapporsi, arrivando così ad integrare tre prospettive, ciascuna delle quali aiuta a illuminare le altre due.